trio
Dalla dentista. 1
04.08.2026 |
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"Mario prese un panno asciutto e con attenzione lo passò sul collo e sul seno di Carla..."
Carla si adagiò sulla poltrona odontoiatrica, il vestito leggero scivolava sulle cosce scoperte, sotto una mutandina di raso bianca e nulla più. Elena, il camice leggermente aperto sul petto, si chinò verso di lei con un sorriso professionale. Mario, impacciato e rosso in volto, sistemò con precisione la lampada, ma il rigonfiamento evidente sotto i pantaloni non sfuggì a nessuno dei due sguardi femminili.Mario, come da accordi aziendali, indossava pantaloni bianchi da lavoro elasticizzati e sottilissimi, da portare rigorosamente senza intimo, pena l’allontanamento immediato.
"Mario, posiziona l’aspiratore" disse Elena con un tono che non dava adito a esitazioni. Nel farlo Mario si avvicinò alla mano di Carla sul bracciolo che sentì il suo enorme cazzo sotto i calzoni. "Resta lì, tienilo fermo. Carla apri bene la bocca." Elena infilò due dita in bocca a Carla per capire se il molare si muovesse. Istintivamente Carla strinse la bocca e succhiò le dita. L’aspiratore diede un enorme risucchio della saliva prodotta. Elena fece finta di nulla e le riaprì la bocca, muovendo impercettibilmente il dito indice sul palato.
Mario trattenne un gemito quando il suo cazzo si poggiò di nuovo sulle dita di Carla, il tessuto dei pantaloni teso fino al limite.
Elena, seduta allo sgabello, premette impercettibilmente la coscia nuda contro il gomito della sua paziente, un contatto caldo e prolungato che faceva scivolare il camice sempre più su. Carla invece, con le dita ancora in bocca, non riuscì a distogliere lo sguardo dal seno enorme e sodo di Elena: il capezzolo scuro e già indurito si intravedeva nella scollatura quando Carla si chinava in avanti e ballava a pochi centimetri dal suo viso, mentre la saliva le colava lungo il mento.
Elena mosse ancora le dita in bocca a Carla che strinse la bocca.
Alla vista di quel veloce pompino alle dita Mario ebbe un sussulto e arrossì fino alle orecchie. Non riaccese l’aspiratore: restò immobile a fissare la saliva che colava dal mento di Carla, la scena lo eccitava terribilmente e restò lì imbambolato a guardare. Il suo cazzo pulsava contro i pantaloni.
Elena spinse lo specchietto un po’ più in fondo, costringendo la paziente ad aprire ancora di più, mentre la bava calda e filante scivolava sul vestito leggero e si posava sulla pelle nuda del seno. Carla, con gli occhi lucidi e la gola tesa, non riuscì a trattenere un piccolo gemito strozzato quando sentì di nuovo il rigonfiamento di Mario premere contro di lei, sempre più insistente.
"Mario fa attenzione, sta sbavando!" lo rimproverò Elena.
Mise lo specchietto quasi fino in gola: "Apri più che puoi, visto che non puoi parlare ti dico io." E poi bisbigliò all’orecchio: "Immagina un cazzo enorme in bocca, non devi graffiarlo coi denti," e poi di nuovo ad alta voce: "Apri di più, brava così." La saliva cadeva sul vestito.
Mario, rosso in faccia, restò fermo come ordinato.
Carla poggiò il pollice proprio sull’enorme rigonfiamento di Mario, sentendo il calore e i battiti accelerati sotto il tessuto. Elena, senza perdere la sua aria professionale, ordinò a voce ferma: Mario non muoverti di un millimetro. Devo fare una manovra delicata."
Elena prese lo schizzetto e volutamente riempì la bocca di Carla di acqua; poi le mise un divaricatore in bocca per tenerla spalancata. "Ti farà un po’ male, resisti. Mario asciuga il petto alla signora, vedi che si sta bagnando!"
"Porta pazienza Carla, Mario è proprio imbranato!" Disse Elena umiliandolo pubblicamente.
Mario, con le dita tremanti, obbedì e asciugò delicatamente il petto di Carla, Ogni passaggio del panno faceva scivolare di più il vestito attorno al seno e mostrava le areole scure che uscivano dal tessuto.
"Asciuga meglio" ordinò Elena, e mentre Mario passava il panno più lentamente sul seno bagnato, lei infilò di nuovo due dita nella bocca spalancata di Carla, dove il divaricatore impediva qualsiasi suzione. Carla emise un suono gorgogliante, gli occhi socchiusi per il piacere e l’umiliazione, mentre l’acqua e la saliva le colavano ancora sul petto. Elena si girò e senza farsi vedere sbottonò un altro bottone del camice, lasciando che il seno enorme e sodo si intravedesse di più.
Elena chiese a Mario tre garze arrotolate, ne mise una dentro la bocca di Carla e una tra le labbra. "Stringi forte" le disse, ma con il divaricatore aperto al massimo Carla non riuscì più di tanto. La guardò negli occhi, implorando di levarle quel congegno dalla bocca. "Adesso non possiamo levarlo, cerca di distrarti, chiudi gli occhi e pensa a qualcosa di piacevole, rilassati. Mario asciugala delicatamente, vedrai che si rilassa." Carla chiuse gli occhi e iniziò a pensare al cazzo enorme di Mario nella sua bocca, al posto di quelle orribili garze. "Vedo che va già meglio, ora hai i muscoli della bocca rilassati" disse Elena.
Carla cominciò a muovere lentamente le dita sul rigonfiamento di Mario, sentendo il tessuto teso e il calore che aumentava a ogni pressione. Elena, chinata sulla bocca ancora spalancata, faceva scorrere il seno quasi nudo contro il gomito di Carla, mentre le sue cosce si posavano deliberatamente sulla mano destra della sua paziente.
Mario, giovane e inesperto, non riuscì a trattenere il piacere e iniziò lentamente a sborrarsi nei pantaloni. Carla invece di desistere continuò il suo movimento fino a farlo venire del tutto e a sentire il tessuto dei pantaloni bagnato di sperma. Mario cercò di fare finta di nulla. Elena si accorse di tutto facendo anche lei finta di nulla, ma aveva in mente un’idea sadica per umiliare Mario ulteriormente. Si allontanò per prendere dal frigo tre bottigliette di acqua. "Mario ti vedo molto accaldato, non vorrei ti sentissi male, per favore bevi queste tre bottigliette di acqua."
"Ma dottoressa non riesco!"
"Mario, non fare il ragazzino, sei un uomo oramai, se la dottoressa ti dice di fare una cosa tu la devi fare senza ribattere. Qui funziona così. Se non ti piace, quella è la porta. Non puoi disidratarti, su bevi!"
Mario, arrossato e, tremante, bevve la prima bottiglietta a piccoli sorsi, sentendo ancora lo sperma caldo e appiccicoso che gli bagnava i pantaloni. Elena lo osservò con un sorriso cattivo, mentre Carla, ancora con la bocca divaricata, non riusciva a distogliere lo sguardo dal rigonfiamento ormai umido del ragazzo. "Bevi tutto, Mario" ripeté Elena con tono fermo, porgendogli la seconda bottiglia, e intanto la mano di Carla tornò a posarsi sul tessuto bagnato, accarezzando deliberatamente la traccia calda dello sborro.
Mario, con le gambe leggermente divaricate e tremanti, sentì il filo caldo di sborra scendere lentamente lungo la coscia interna fino a macchiare le scarpe, mentre bevve a fatica l’ultima bottiglietta. Elena gli tolse la bottiglia vuota dalle mani e gli ordinò a voce bassa: "Ora passami la fresa, e non muovere gli occhi da qui."
Carla sentì umiscuglio di eccitazione dolore e paura mentre il ronzio della fresa si avvicinava.
"Dottoressa ho urgente bisogno del bagno." "Mario mi dispiace, ma non puoi allontanarti, qui ne abbiamo ancora per trenta minuti ma se mi fermo finisce l’effetto dell’anestetico e Carla poi sente un dolore atroce, non vuoi questo, vero?"
Mario, con le gambe strette e il viso rosso, mormorò di nuovo: "Dottoressa, è davvero urgente…."
Elena con le dita continuò a giocare con il sesso appagato di Mario. Con l’altra mano sfiorava le cosce di Carla. Mario non riuscì a resistere, e come aveva previsto nel suo piano diabolico la dottoressa…
Stavolta non era sborra, ma pipì. Un litro e mezzo di acqua bevuta in pochi minuti significava una pressione impossibile da trattenere. E una volta iniziato il primo getto, diventava inarrestabile. Molto lentamente Mario iniziò a bagnarsi di piscio. Non riuscì a trattenersi, diventò rosso dalla vergogna. Carla non ritirò la mano: quella sensazione calda e bagnata evidentemente le piaceva.
L’eccitazione di Carla, costretta su quella sedia, la bocca piena di liquido e bloccata, quel grande cazzo che di nascosto le pisciava quasi sulla mano, l’avevano fatta completamente bagnare. Sentì un’ondata di calore tra le cosce.
Nel lavorare Elena strusciava il seno, coperto appena dal camice, su quello di Carla.
Mario, ancora tremante e rosso di vergogna, continuava a lasciare scorrere il getto caldo di pipì sulla mano di Carla, che non si allontanava, godendo di ogni goccia che le impregnava le dita.
"Brava Carla, abbiamo quasi fatto. Certo ti stai bagnando tutta, qui la saliva non smette di colarti sul seno ma vedo che anche tra le gambe sei bagnata." Elena usando tutto il suo potere volle umiliare anche Carla, che rossa in viso annuì. La verga di Mario, solleticata dalle dita di Carla e da quell’ambiente caldo di piscia e sborra, riprese vigore. Aveva un cazzo fuori dal normale. Al sentirlo di nuovo grosso Carla continuò a bagnarsi e volutamente a sputare acqua e saliva, per farsi pulire il seno.
"Mario non stare lì imbambolato, pulisci! O vuoi che ti prenda altra acqua da bere?" comandò Elena con fare autoritario. Mario prese un panno asciutto e con attenzione lo passò sul collo e sul seno di Carla. "Sposta la maglia e asciuga tutto." Mario prese a passare il panno sul capezzolo turgido di Carla. Fece per coprirla ma Elena lo fulminò con lo sguardo: "Non serve, lascia così.” ordinò di nuovo.
"Mario per favore esci un attimo e vedi a che ora è il prossimo appuntamento." Appena Mario chiuse la porta Elena guardò dritta Carla negli occhi: "Ora voglio farti un breve regalo, vedrai ti piacerà e ti rilasserà." Mise la testina dello spazzolino sul motore girevole e lo azionò portandolo sulle mutandine di Carla. "Ti piace vero?"
Elena azionò il motorino e fece scorrere la testina rotante sulle mutandine già umide di Carla, premendo proprio contro il clitoride gonfio. Carla emise un gemito strozzato, gli occhi che si chiudevano per il piacere improvviso mentre le vibrazioni le facevano contrarre le cosce. "Ti piace vero?" ripetè Elena a voce bassa, aumentando leggermente la pressione e sorridendo nel vedere un nuovo filo di succhi che scendeva lungo la stoffa.
Elena scansò gli slip e posò lo strumento direttamente sulla pelle di Carla e in pochi secondi uno squirt potente imbrattò la poltrona da dentista. Mario rientrò in quel momento, alle spalle di Carla che non si accorse della sua presenza. A quella scena il suo cazzo diventò enorme.
Nel frattempo, complice il piacere tra le cosce, la bocca di Carla traboccava di saliva che colava inesorabile su collo e seno. La canottiera era oramai zuppa. Mario si rimise in posizione e asciugò il collo e il seno di Carla, scansando la maglia. Mentre indugiava sui capezzoli li vide diventare dritti, e si eccitò ancora di più. Sfregò il suo cazzo costretto nei pantaloni bagnati sulla mano di Carla, che muoveva il pollice lungo l’asta. Anche Elena si accorse della scena: il cazzo enorme del suo assistente e il capezzolo di Carla dritto la eccitarono e anche i suoi capezzoli si fecero durissimi.
Elena si chinò su Carla, i loro capezzoli si strusciarono. Le tolse il divaricatore. "Non deglutire che hai in bocca l’anestesia, se no ti addormenti." Rimise il dito nella bocca e lo mosse come fosse un cazzo a scoparle la bocca, piena di liquido.
Elena tenne lo sguardo fisso in quello di Carla, il dito che continuava a muoversi lentamente dentro la bocca piena, esercitando un controllo totale su ogni respiro e ogni goccia di saliva. Mario, ancora con i pantaloni inzuppati, non osò muoversi senza permesso: la gerarchia era chiara, e ogni suo gesto dipendeva dal cenno di Elena. Carla, ridotta a ricevere e a non poter parlare, sentì il peso di quella sottomissione come un brivido che le scendeva lungo la schiena.
"Carla ti aspetto domani per un controllo veloce, alle 19 va bene?"
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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